venti settembre: episode # 2

21 Set

Martedì 20 settembre: manca un giorno e finisce l’estate per questo 2011. Rimpiango i tempi in cui mi trasferivo in Sardegna per due mesi tanto che alla fine stentavo a ricordare il viso di mia madre… poi quando tornavo piangevo.
NOSTALGIA è stato il tema di questo nuovo episodio di IndipendHappy su www.makemusic.it.
Nostalgia per la stagione calda che ci abbandona inesorabilmente e ce lo fa capire molto bene con temporali sparsi in tutta Italia (se non altro con il freschetto che si è alzato se ne andranno una volta per tutte queste maledette zanzare), quindi per un passato non troppo remoto; ma anche nostalgia per un passato che non si è neanche mai toccato con mano.
Eh già! perché, chi oggi giorno non è pervaso da questa sorta di malinconia a ritroso, quest’amore per il “regresso”, questo revival in ogni dove…chi? la sottoscritta lo è, e anche molto. Non mi vergogno di ammettere di essere affetta da questa malattia che Simon Reynolds chiama “Retromania”.

Questo termine molto evocativo è il titolo del nuovo libro del sopracitato indiscusso super eroe del giornalismo musicale degli ultimi decenni, che è stato presentato ieri, lunedì 19 settembre, al Circolo degli Artisti di Roma. Io ovviamente c’ero, mi sono comprata il “tomo” e me lo sono pure fatto autografare (tiè).
Comunque, come potevo non tirarne fuori qualcosa di interessante da dire per la trasmissione di oggi?
Non mi cimenterò in recensioni o opinioni sul libro dato che ancora non l’ho iniziato a leggere… piuttosto posso raccontare in breve cosa è uscito ieri sera dall’interessante dibattito riguardo la questione sul perché oggi vada così tanto di moda essere retrò o vintage in qualsivoglia campo culturale legato all’arte e al costume.
Reynolds ha affermato di aver notato una certa staticità nel mondo della musica, per quanto riguarda la creazione di nuovi generi musicali o di nuovi stili legati all’immagine. Tutto quello che viene tirato fuori oggi è un continuo revival e un riproporre di suoni, di modi e di ritmi già presenti negli anni ’60/’70/’80.
Lì dove si tenti di proporre una novità, questa è sempre minima e non apporta un effettivo cambiamento alla direzione percorsa dal mercato musicale odierno. Paradossalmente, oggi chi è alla ricerca di qualcosa di nuovo o quantomeno di interessante, finisce per scaricarsi un album dei Doors…Ci si è chiesti se sia tutta colpa di internet, dello streaming e l’i-pod inteso come moderno mash-up ed effettivamente si è giunti alla conclusione che i giovani di oggi sono sommersi da informazioni per cui è quasi impossibile non subire influenze o affezionarsi a qualcosa. Io personalmente, non riesco più ad imparare le canzoni a memoria come facevo da piccola… compravo quella cassetta o quel cd e ne ascoltavo i brani a ripetizione, libretto alla mano. Ora mi capita anche di non ascoltare un pezzo fino alla fine, tanto riesco già a capire che roba è… ecco cosa è successo. Abbiamo già sentito tutto e non ci stupiamo più. Altro punto su cui ribatteva Simon Reynolds. Pare però che abbia provato un certo piacere nell’ascoltare Destroyer, a suo avviso rivisitazione in chiave moderna di Morrissey (sono perfettamente d’accordo), quindi stiamo sempre lì… però assolutamente piacevole da ascoltare. Daniel Bejar, questo il suo vero nome, ha battezzato il suo stile “European Blues”, nonostante lui venga da Vancouver in Canada, esempio lampante di come questa fruizione all’indietro della musica oggi si sviluppi in maniera non solo diacronica ma anche sincronica. Questa è “Chinatown”, canzone di apertura del suo ultimo lavoro “Kaputt”.

Altri super citati ieri sera sono stati Ariel Pink ed il suo hypnagogic-pop in perfetto revival anni ’80, il cui ultimo album risale al 2010 e si intitola “Before Today” e Neon Indian, ovvero il fricchettone 22enne texano Alan Palomo, portavoce del movimento chill-wave, il quale pubblicherà il suo prossimo lavoro dal titolo “Era Extraña” il prossimo ottobre.


Andando avanti nel dibattito ci si è chiesti inevitabilmente se possa esistere una soluzione o un’alternativa. O se ci sia mai stata.
Come sarebbero andate le cose senza la distribuzione di massa, senza internet, senza iTunes? Siamo sicuri che le cose sarebbero state diverse?
Il revival è comparso decenni fa eppure nessuno aveva il computer all’epoca.
Detto ciò è anche un fatto che i discografici ci marcino parecchio. E via con i cofanetti. Si vedano l’imminente uscita del super cofanetto di “Nevermind” dei Nirvana con tanto di registrazioni inedite e DVD, oppure l’edizione remastered di tutta la discografia dei Beatles di un paio di anni fa (per non parlare del fatto che l’anno scorso in giro per Londra si sentivano ovunque per celebrare l’uscita di tutti gli album su iTunes) e la lista sarebbe ancora molto lunga.
Tanto per rimanere in tema, questa sera in gran parte degli Space Cinemas d’Italia verrà proiettato il film documentario Pearl Jam 20 in occasione del ventennale di attività della rock band capeggiata da Eddie Vedder.
Il film, diretto dal regista Cameron Crowe è stato presentato il 10 settembre all’International Film Festival di Toronto. Il libro invece, intitolato “Pearl Jam Twenty” e scritto dai giornalisti Jonathan Cohen e Mark Wilkerson è uscito nelle librerie il 13 settembre.
Questo il trailer del film:

Passiamo oltre. Nel presente o nel futuro prossimo cosa succede?
Accettato ormai il fatto che non si possa veramente parlare di novità, mi si consenta di citare questa non-novità musicale, ma sicuramente originale nella realizzazione: il duo Eva & Manu. La coppia franco-finlandese, reduce da un progetto chiamato “travel in music”, che prevedeva il viaggiare per mezzo mondo con l’idea di comporre una canzone per ogni sosta, tra aratri, zappe e mungiture, ospiti di famiglie presso le quali offrire mano d’opera, grazie ad organizzazioni come WWOOF, si esibirà il 28 settembre prossimo al Black market di Roma per il consueto appuntamento con “Unplugged in Monti”, l’iniziativa degli amici di Indie for Bunnies.
Il primo video ufficiale di questa bella esperienza è stato realizzato per il pezzo “Feet in The Water”, che come gli altri del progetto ruota intorno alle sensazioni e alle riflessioni portate a galla nei cuori e nelle menti dei due ragazzi nel corso del loro viaggio. Che dire, la loro musica rispecchia senz’altro la loro purezza di intenti e la freschezza della loro gioia d’animo.

Chi li volesse andare a vedere si ricordi che gli eventi di Unplugged in Monti sono a posti limitati, quindi è necessario prenotare mandando una e-mail a eventi@indieforbunnies.com.
Ma torniamo a noi e alla nostra nostalgia per il passato… cosa si può fare? Resteremo fermi o ci sarà una svolta in avanti? sono finite le combinazioni di suoni possibili? le voci? gli strumenti? che altro possiamo inventarci?
Per concludere, una soluzione all’enigma non c’è. Possiamo solo constatare i fatti.
Che tutto questo sia immobilismo io non ne sono così sicura. Forse il progredire, il tempo, lo spazio, in questi casi come in altri non esistono, ed il naturale andamento delle cose è destinato ad essere ciclico.
Si è anche distinto tra innovazione ed originalità. Chi vince? l’innovativo o l’originale? Ma chi l’ha detto che l’uno dovrebbe esser meglio dell’altro?
Sarà che tutti noi l’abbiamo sempre fatto, partendo dall’osservazione dei nostri genitori… guardare indietro, a chi c’era prima e cercare di prendere il buono, scartare il negativo e fare meglio. E’ la natura credo. E meno male! Mi sa che nessuno si è mai veramente inventato nulla.

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