quando vado ai concerti faccio rapporto: Thegiornalisti

8 Ott


Giovedì 6 ottobre all’Animal Social Club ho investito nel futuro.
Sono andata ad un concerto, ho comprato il cd del gruppo che suonava e me lo sono fatto autografare, nella ferma convinzione che tra qualche decennio quel cd firmato varrà tantissimi euro o qualsiasi sia la moneta che girerà.
Io sono sicura, no anzi sicurissima che i Thegiornalisti faranno una lunga strada. E se non sarà così avrò un motivo in più per farmele girare verso questo sistema italiano malfunzionante.
Detto ciò, era da molto tempo che non mi capitava di comprare un cd e adorarne ogni traccia dalla prima all’ultima. Soprattutto, era una vita che non mi ascoltavo a ripetizione un cd in macchina con l’ansia di imparare tutti i testi a memoria (anche perché erano anni che non avevo l’autoradio, ma questa è un’altra storia). L’ho già consumato e me ne devo comprare un altro.
Ma, cosa ancora più importante, l’ultima volta che tutte queste cose sono successe, il cd non era di certo di musica italiana.
Io scrivo questo mentre guardo passivamente in televisione un energumeno medio che canta straziato Grace Kelly di Mika ad “Amici” di Maria De Filippi (si si lo so, ma se ne voglio parlare male dovrò un minimo sapere che roba è no?) e mi chiedo… no anzi non mi chiedo niente và che è meglio. Ho paura di conoscere già le risposte…
Parliamo di cose belle.
I Thegiornalisti sono una cosa bella perché se li ascolto mi fanno ritrovare quella poca fierezza che mi rimane per la mia italianità; perché se andassi ora in America farei sentire a tutti il cd urlando “ITALIANS CAN DO IT TOO!”
Di loro stessi scrivono: “band romana che ama scrivere, cantare e far cantare in italiano”. Beh si, lo sanno fare. Bastava guardare i miei amici che cantavano e pogavano come rinoceronti impazziti sotto il palco.
Poi hanno tutto quello che serve: l’età giusta, lo stile giusto, il ritmo giusto.
Mi piacciono perché parlano a nome di una generazione che sa guardare alla vita e ai suoi aspetti più o meno ordinari, ma anche più o meno “fastidiosi”, con occhio ironico e con la leggerezza scanzonata di chi ha ancora voglia di rilassarsi, ancora per un pò.
Nelle chitarre frenetiche dal suono ’60/’70 del loro lavoro d’esordio “Vol.1” c’è il senso di alienazione, la crisi esistenziale, i tormenti passionali, l’amore filiale, la voglia di evasione ed i sogni. Quelli tanti. Tanti tanti sogni.
A Tommaso Paradiso, Marco Primavera, Marco Antonio Musella, Emanuele Guidoboni dico: BRAVI!
E a tutti gli altri un consiglio: ASCOLTATE THEGIORNALISTI.

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