diciotto ottobre: episode #6

20 Ott


“He completely reinvented guitar playing and set a standard that is still unequalled today … without Bert Jansch, rock music as it developed in the 60s and 70s would have been very different.” (Jonnhy Marr su Bert Jansch)

Puntata dedicata al FOLK E I SUOI DERIVATI per IndipendHappy su Makemusic, lo scorso martedì 18 ottobre.
L’idea mi è stata suggerita proprio da Nicola Orlandino di Sonofmarketing, partendo dalla notizia della morte del grande Bert Jansch, fondatore degli storici Pentangle, avvenuta il 5 ottobre.
Bert Jansch è una figura di riferimento per grandi personaggi come Jimmy Page, Nick Drake, Graham Coxon, Donovan, Bernard Butler, Paul Simon, Neil Young e Johnny Marr.
Così come lo è stato per i musicisti della nuova scena del folk contemporaneo, tra i quali i Fleet Foxes, che hanno addirittura dedicato una pagina del loro sito ufficiale al grande interprete, stimato chitarrista, ed innovatore della musica moderna.
Proprio quest’anno i Fleet Foxes hanno pubblicato un nuovo lavoro dal titolo “Helplessness Blues”.

La puntata ha visto l’alternarsi di pezzi tratti dai lavori di vari esponenti della scena indie folk internazionale, ma qui mi vorrei soffermare su ciò che l’Italia ha “sfornato” riguardo a questo genere, e lo faccio parlando proprio di un’etichetta che si autoproclama “etichetta discografica montanara, legnosa. Agenzia di booking e rustica promotion. Ma anche caloroso studio di registrazione”. Queste parole mi rimandano direttamente all’immagine di una bella baita di montagna, una chitarra, una tazza di cioccolata calda e un bel caminetto (che in quest’istante ci starebbe davvero bene!). Questa è la VAGGIMAL RECORDS.
L’etichetta ha da poco festeggiato i suoi primi due anni di attività, che fu inaugurata nel 2009 con la produzione del primo disco “Fertilizzafrasi” dei Klein Blue, quartetto folk-beat di Verona dalle sonorità leggere ed aeree, sicuramente grazie all’atmosfera infusa dalla voce delicata di Carlotta Favretto, che è anche l’autrice dei testi, accompagnata sapientemente da Federica Furlani(viola),Tobia Poltronieri (chitarra elettrica e basso), Arrigo Cestari (batteria e percussioni).

Nel 2010 è stata la volta dei Spagetti Bolonnaise con il loro lavoro “Disco 1”.

Ritmi decisamente più pop, meno intimisti e più “cacofonici” (ma in senso buonissimo) per il quintetto formato da musicisti già belli e navigati quali: Oliviero Farneti, Andrea Mancin, Guido Bianchini, Elia Domeneghetti e Paolo Michelazzi.
Quest’anno invece c’è stato il progetto dei C+C= Maxigross, che ho avuto il piacere estremo di sentire live all’Unplugged in Monti il 15 ottobre al Blackmarket di via Panisperna a Roma. A loro live acustico dedicherò senz’altro uno spazio intero.
Per ora mi limito a dire che mi sono stra- piaciuti i loro pezzi, contenuti in “Singar”, un misto di sano spirito dell’aria pura montanara e goliardia veneta uniti ad un ottimo gusto armonico.

La distribuzione di alcuni di questi lavori è avvenuta anche tramite la netlabel 42 records, che tra le altre cose, scendendo dalle alpi e avvicinandosi alla nostra bella città di Roma (che ricordiamolo, recentemente è stata investita da più e più varietà di “tempeste”) si è dedicata a gruppi come I cani, per citarne uno famosetto.
Per restare però in tema di folk e i suoi derivati, l’etichetta ha aggiunto alla lista dei suoi protetti anche il gruppo da me definito “bucolico urbano” dei romani Mamavegas, che quest’anno hanno pubblicato il loro secondo ep “Icon Land”.

Dico bucolico urbano perché secondo me questo gruppo si inserisce in una fascia che a mio avviso riassume perfettamente quello che è il sentimento vissuto da chi vive quella realtà di frontiera del vivere la città cercando ancora uno spiraglio di “incorrotto”, quantomeno nel proprio cuore e attraverso la propria arte.
La differenza che mi sembra di avvertire tra una sonorità come può essere quella dei C+C=Maxigross e quella dei
Mamavegas, è che la prima traduce una realtà vissuta e assorbita nel quotidiano, mentre la seconda esprime un anelare, un desiderio.
Non a caso i romani nel presentarsi si esprimono in questo modo: “…i Mamavegas decidono di inseguire le loro ombre chiudendosi in una casa di legno tra le montagne di cui sono innamorati. Lì iniziano a comporre musica ispirata a fantasmi appesi agli alberi, scavatori alieni e il ricordo del rumore che ha abitato le loro teste.”

Come al solito la scaletta completa della puntata può esser “spulciata” qui e qui.

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